Antiqua 2019

Antiqua rappresenta un punto di riferimento in un territorio che, da Torino si estende fino alle Valle d’Aosta. Rassegna itinerante per vocazione, nell’intento di favorire la diffusione di uno specifico patrimonio musicale in aree di notevole interesse storico e paesaggistico, Antiqua contribuisce ad arricchire l’offerta culturale nei territori che ospitano i diversi concerti. Antiqua significa produzione e diffusione musicale, ma anche formazione, concludendosi con il Corso Internazionale di Musica Antica, che ormai da diversi anni si svolge nella splendida cornice di Romano Canavese, in provincia di Torino.

Fin dalla sua prima edizione, Antiqua si pone l’obiettivo di divulgare il repertorio musicale preromantico eseguito su strumenti storici, riproponendo opere di particolare interesse musicologico e avvalendosi della collaborazione di alcuni tra i più rinomati interpreti a livello internazionale di questo repertorio. In vent’anni di attività, la rassegna ha ottenuto riconoscimenti importanti da parte di istituzioni, attori culturali e media nazionali ed internazionali, diventando membro della rete REMA (Réseau Européen de Musique Ancienne), progetto di parternariato europeo nel campo della musica antica.

Il calendario generale
dei concerti di Antiqua 2019

Leggi online il
programma del festival

News, live blogging
e backstage del festival

DOM
02.06

ORE 21.15
Chiesa di Santa Croce
Settimo Torinese

Les Indes Galantes
Accademia del Ricercare

Alla fine del XVII secolo in Francia si sviluppò l’opéra-ballet, un genere nel quale alle parti cantate si alternavano lunghi balletti, che rendeva così omaggio a una forma d’arte molto amata dal Re Sole. Dopo essersi affermata nel 1697 con l’Europe Galante di André Campra, l’opéra-ballet raggiunse il suo apice nel 1735 con Les Indes Galantes di Jean-Philippe Rameau. In realtà, quest’opera fu accolta in maniera piuttosto tiepida, un fatto che spinse l’autore ad apportarvi molte revisioni e ad aggiungere alle tre entrées originarie una quarta.

Dopo il Preludio che vede protagoniste la dea della giovinezza Ebe e quella della guerra Bellona, il primo atto (Le Turc généreux) narra le vicissitudini di una coppia di cristiani prigionieri del pascià turco Osman, che – pur essendosi invaghito della ragazza – alla fine decide di non opporsi alla felicità dei due giovani, ricalcando un cliché che sarebbe sopravvissuto fino all’Italiana in Algeri di Rossini. La seconda entrée (Les Incas du Pérou) vede un inca e uno spagnolo contendersi l’amore di una principessa, la terza (Les fleurs) è incentrata su un intreccio amoroso tra due nobili persiani l’uno innamorato della schiava dell’altro con prevedibile happy end, mentre nella quarta (Les Sauvages), uno spagnolo e un francese dichiarano il proprio amore a una nordamericana, che però preferisce sposare un giovane del suo popolo. Come si può immaginare, le vicende sono esilissime e quanto mai prevedibili, ma la carenza di azione non impedì a Rameau di scrivere una musica di ammaliante bellezza, molto ricca sotto l’aspetto timbrico e intrisa di fascinose melodie dai tratti esotici, due caratteristiche che possono essere apprezzate nella maniera migliore nella suite strumentale.

Sorprendentemente, il programma di questo concerto imperniato su una delle opere più emblematiche del Barocco francese comprende anche una suite di Georg Philipp Telemann, compositore originario di Magdeburgo. Non si tratta però di un errore, perché Telemann seppe esprimere come nessun altro gli stili di tutte le nazioni dell’epoca, al punto da venire apprezzato sia per il goût italien sia per quello français in molte suites orchestrali, nelle quali è possibile percepire il più autentico esprit transalpino.

SAB
08.06

ORE 21.15
Chiesa S. Genesio
Castagneto Po

Venite a Laudare
Accademia del Ricercare

Contrariamente a quanto credono molti, il Medioevo non fu affatto un’epoca oscura ma – anzi – un periodo dinamico e innovativo, che portò l’Europa dalle macerie delle invasioni che avevano segnato la fine dell’Impero Romano allo splendore artistico e culturale dell’età delle cattedrali. Questa feconda vivacità interessò anche la musica, che conobbe un grande sviluppo non solo in ambito liturgico ma anche nella sfera profana, grazie soprattutto all’opera di centinaia di trovieri, trovatori e Minnesänger, che contribuirono a porre le basi delle tradizioni culturali dei paesi europei. Purtroppo, di questa copiosa produzione ci sono pervenute pochissime testimonianze – in non pochi casi anche attraverso fonti indirette – per cui oggi si tende a identificare la musica medievale con le opere sacre, molte delle quali furono tramandate in forma scritta, in quanto ritenute più degne di quelle secolari. Le guerre, gli incendi, le razzie e le distruzioni verificatesi nel corso dei secoli causarono la scomparsa di molti antichi codici, un fatto che ha contribuito a rendere ancora più preziosi quelli sopravvissuti.

Il programma di questo concerto propone una suggestiva silloge di opere di autore anonimo tratte dai tre codici più importanti del XIII e XIV secolo, ognuno dei quali rappresenta una nazione diversa. In particolare, il Laudario di Cortona comprende accanto ai consueti brani in latino le più antiche laudi in volgare di cui ci sia pervenuta memoria, tra le quali spicca la toccante Venite a laudare che apre la raccolta.

Vergato nei primi anni del XIV secolo, il Montpellier Codex è diviso in otto fascicoli dedicati a generi diversi, con ben 336 opere polifoniche che testimoniano la tradizione devozionale della Francia settentrionale. Miracolosamente sopravvissuto alle truppe napoleoniche che devastarono il Monastero di Montserrat, il Llibre Vermell contiene la musica solo di pochi brani, che tratteggiano però un quadro estremamente vivido dei canti che intonavano i fedeli diretti in questo famoso centro di pellegrinaggi catalano.

SAB
15.06

ORE 21.15
Chiesa di Santa Marta
Romano Canavese

I colori di Bach
Accademia del Ricercare

Se vivesse ai giorni nostri, Johann Sebastian Bach potrebbe essere uno chef stellato, uno di quegli artisti dei fornelli che sanno abbinare con sublime fantasia ingredienti, sapori e consistenze diverse in piatti di impeccabile eleganza. Questa fantaipotesi trae origine dalla maestria con cui il Cantor lipsiense seppe fondere gli stili italiano e francese, dando vita a un linguaggio musicale estremamente personale. A differenza di molti suoi contemporanei, Bach non si limitò ad adottare nelle sue opere i principi stilistici dei due paesi che dettavano legge in Europa (come fece mirabilmente Telemann), ma prima si impadronì di tutti i loro segreti e poi li reinterpretò, rinnovandoli in un idioma quanto mai originale.

Questo concerto mette in evidenza queste “due anime” di Bach, che qualunque stile adotti, rimane sempre fedele a se stesso. Dalla parte del nostro paese si collocano il Concerto per flauto e violino BWV 1060 – meglio noto nella successiva versione per due clavicembali e archi – e soprattutto il Concerto Brandeburghese BWV 1049, due opere strutturate secondo il canonico schema in tre movimenti, con un Andante racchiuso tra due tempi vivaci, e caratterizzate da una coinvolgente vena melodica, che vennero composte alla corte del margravio Christian Ludwig di Brandenburg-Schwedt, prima di approdare a Lipsia. A questi lavori si contrappone la Suite n. 2 BWV 1067, che vide la luce nell’ultima fase della permanenza di Bach a Köthen. Come le suites del Grand Siècle francese, quest’opera si apre con una elaborata Ouverture, ma il compositore tedesco si distacca ben presto dal modello consolidato – che prevedeva la sequenza di Allemanda, Corrente, Sarabanda e Giga – facendo seguire danze più insolite e chiudendo con la Badinerie, una danza leggera ed elegante utilizzata da pochi altri compositori, che vede assoluto protagonista il flauto traversiere.

Alla fine, grazie a Bach tra l’Italia e la Francia non vi sono né vinti né vincitori, ma solo il trionfo di un genio assoluto, che seppe elevarsi al di sopra di qualsiasi steccato e linea di demarcazione, per raggiungere la più pura Bellezza.

VEN
21.06

ORE 21.15
Chiesa S. Vincenzo
Settimo Torinese

Young Talents
Vincitori Corsi Estivi

Come molti altri generi musicali, il concerto ebbe origine in Italia, dallo stesso ceppo da cui nei primi anni del XVII secolo era fiorita la sonata, in un primo tempo semplice opera strumentale che faceva da pendant alla cantata e nel giro di pochi decenni forma definita sempre meglio grazie a compositori come Arcangelo Corelli. Oltre che padre della sonata, il compositore di Fusignano ebbe anche il merito di portare a perfezione il concerto grosso, un genere che vedeva la contrapposizione tra il “concertino”, un gruppo di strumenti solisti nella maggior parte dei casi formato da due violini e un violoncello, e il “ripieno”, la compagine di archi che eseguiva i ritornelli orchestrali.

Pubblicati postumi nel 1714, i Concerti grossi op. 6 di Corelli divennero rapidamente un ineludibile modello di stile in tutta l’Europa, dove vennero “esportati” non solo dai celebri editori di Londra e di Amsterdam, ma anche da molti compositori come Francesco Geminiani, che si trasferì prima in Inghilterra e poi in Irlanda, dove diede alle stampe una raccolta di brillanti concerti grossi basati sulle Sonate op. 5 di Corelli. Nello stesso periodo in Inghilterra si mise in luce Charles Avison, del quale ci sono pervenuti dodici concerti grossi dalla struttura molto originale, ogni movimento dei quali è basato su un’elaborazione orchestrale delle sonate per clavicembalo di Domenico Scarlatti. Il concerto grosso venne però ben presto soppiantato dal concerto in stile italiano, composto da tre movimenti dal carattere contrastante (Allegro-Andante-Presto), dal cui modello si sviluppò il concerto romantico.

Questo genere venne reso famoso dai compositori della Scuola veneziana, primo tra tutti Antonio Vivaldi, autore di oltre 300 concerti non solo per violino, ma anche per altri strumenti a fiato, la cui struttura – semplice e incisiva – venne adottata con risultati eccelsi da Johann Sebastian Bach nei Brandeburghesi e nei suoi mirabili concerti per clavicembalo e violino.

DOM
23.06

ORE 21.15
Chiesa di S. Grato
Trausella

Splendori della triosonata
I Solisti dell’Accademia

Per affermarsi nel campo strumentale, i giovani musicisti del periodo barocco dovevano superare quella che era di fatto quasi una prova iniziatica, ovvero riuscire a trovare un editore che pubblicasse una raccolta di triosonate, un genere che tra il XVII e la metà del XVIII secolo conobbe una fioritura straordinaria in tutti i paesi europei, dalla Spagna a San Pietroburgo. La triosonata consentiva infatti di testare l’ispirazione e la padronanza tecnica degli aspiranti autori, che dovevano dimostrare di essere versati sia sotto l’aspetto melodico sia sotto il profilo del virtuosismo, facendo dialogare brillantemente due strumenti solisti – che in genere erano violini, flauti dolci e traversieri e oboi – con l’accompagnamento del basso continuo.

Una volta superato questo scoglio, per il giovane compositore si aprivano quasi sempre promettenti prospettive di carriera. A partire dalla prima metà del XVII secolo la sonata – sia solistica sia in trio – si differenziò nei sottogeneri da camera e da chiesa, la prima costituita da un preludio seguito da una serie di danze e la seconda da una sequenza di movimenti dal carattere contrastante; in seguito, dalla prima sarebbe derivata la suite – che raggiunse il suo massimo splendore in Francia – e dalla seconda si sviluppò la sonata romantica. Tra i compositori che diedero il contributo più significativo al genere della triosonata vi furono Georg Friedrich Händel e Georg Philipp Telemann, due dei massimi esponenti del Barocco tedesco, che nel corso della loro lunghissima amicizia trovarono il tempo per dialogare non solo di musica, ma anche di fiori (entrambi erano grandi appassionati di botanica).

Questa passione per i colori sgargianti e per i profumi intensi trova piena espressione in queste sonate scritte in diverse fasi della loro carriera, ma sempre intrise di una fascinosa melodiosità, che continua a conquistare anche il pubblico dei giorni nostri.

SAB
29.06

ORE 21.15
Chiesa S. Maria in Pulcherada
San Mauro T.se

Voxonus
Concerti per soli e orchestra

Quando si parla di Sammartini, il pensiero corre quasi sempre a Giovanni Battista, compositore milanese considerato tra i padri nobili della sinfonia. In realtà, nella prima metà del XVIII secolo il Sammartini più celebrato non era lui, che si distaccò dalla città natale solo una volta per raggiungere la vicina Lodi, ma suo fratello maggiore Giuseppe, flautista e oboista di grande talento – come testimoniò un’autorità dell’epoca come Johann Joachim Quantz – che da Milano andò a cercare fortuna a Londra. All’epoca in cui Giuseppe sbarcò in Inghilterra, la capitale britannica era uno dei centri musicali più importanti d’Europa, grazie alla presenza di alcuni dei migliori compositori in circolazione, primo tra tutti Händel. Grazie alla sua impeccabile tecnica, Sammartini entrò ben presto a far parte dell’orchestra del King’s Theatre, dove ebbe la possibilità di partecipare a parecchie prime rappresentazioni di opere di Händel, esibendosi spesso anche in veste solistica.

Parallelamente a questa attività, ottenne anche l’incarico di maestro di musica della famiglia del principe di Galles, per il quale compose – fino alla morte avvenuta nel 1750 – diverse opere di notevole interesse. Sotto l’aspetto stilistico, la maggior parte della produzione di Sammartini si basa ancora su un solido impianto barocco, sul quale si innestano però parecchi elementi del rococò, tendenza che avrebbe fatto delirare l’esigente pubblico londinese alcuni decenni più tardi con Carl Friedrich Abel e Johann Christian Bach, ultimo figlio maschio di Johann Sebastian.

Per rendersi pienamente conto dell’alto valore artistico dei concerti di Sammartini non esiste modo migliore che metterle a confronto con i capolavori di un maestro riconosciuto del genere come Georg Philipp Telemann, in età matura anch’egli tra gli innovatori dello stile barocco ormai in procinto di cedere il passo al Classicismo e autore in grado di ottenere magnifici impasti sonori con gli organici più diversi, una dote che lo avvicina ad Antonio Vivaldi.

DOM
30.06

ORE 21.15
Chiesa S. Marta
Romano C.se

Ensemble Atalante
La musique galante

Poco dopo la metà del XVIII secolo lo stile barocco iniziò a cedere il passo a nuove correnti musicali più in linea con la sensibilità di un mondo che stava avviandosi verso la Rivoluzione francese, un evento che avrebbe cambiato profondamente non solo il tessuto politico e sociale ma anche l’ambito artistico e culturale del continente. Da un lato un irrefrenabile desiderio di freschezza e spontaneità rispetto alle elaborate costruzioni contrappuntistiche di Bach e Händel sancì il successo dello stile galante (rococò), mentre dall’altro si assistette a un progressivo superamento delle “ordinate” armonie che fino ad allora la avevano fatta da padrone a tutto vantaggio di una maggiore istintività, che anteponeva le intuizioni del cuore alle ponderate riflessioni del cervello.

Questa corrente ebbe inizio con lo Sturm und Drang (Tempesta e assalto), un movimento artistico ricco di inquietudini, che spianò la strada all’Empfindsamerstil (Stile sensibile) propugnato da Carl Philipp Emanuel Bach, secondo dei figli musicisti di Johann Sebastian. Per quanto possa sembrare incredibile, per oltre mezzo secolo il “vero” Bach fu considerato proprio Carl Philipp Emanuel, tastierista di eccelso talento e tra le figure più eminenti della corte berlinese di Federico II – che peraltro non ne amava affatto lo stile troppo innovativo. Il suo valore fu però apprezzato pienamente da chi se ne intendeva davvero, come Mozart, che scrisse «Egli è il padre, noi i figli», e Beethoven, che ne studiò a fondo le opere.

Contemporaneo del Bach di Berlino, Franz Joseph Haydn attraversò nel corso della sua lunga carriera parecchi stili, partendo dalla melodiosa scrittura concertante di impronta italiana, per arrivare alla più perfetta ed elegante espressione del Classicismo viennese. I suoi trii per archi e cembalo segnarono il passaggio dai lavori spesso inconsistenti del rococò a una piena maturità che prefigurò le prime opere del genere di Beethoven, grazie a una scrittura ricca e corposa, nella quale i tre strumenti iniziarono a interagire su un piano di maggiore parità rispetto all’assoluto predominio della tastiera di pochi anni prima.

SAB
06.07

ORE 21.15
Chiesa S. Giovanni Battista
Vico C.se

Vincitori del concorso
Clara Wieck Schumann

L’Associazione “Clara Wieck Schumann”, gestita dai pianisti Sena Fini e Pietro Giorgini, organizza da sei anni il concorso internazionale di esecuzione musicale “Clara Wieck Schumann”. Il concorso si svolge nel mese di aprile presso l’Auditorium San Giuseppe di Marina di Massa (MS) ed è suddiviso in quattro sezioni ognuna suddivisa in categorie per fascia d’età: pianoforte, strumenti solisti, musica da camera e pianoforte a quattro mani, canto.

La commissione è formata da docenti di Conservatorio e da musicisti di fama internazionale che quest’anno sono Giovanni Carmassi, Claudia Termini e Luana Menchini.

Come premio per i vincitori assoluti di categoria vengono destinati 5 concerti-premio presso affermate Associazioni Musicali Nazionali.

DOM
07.07

ORE 21.15
Chiesa S. Stefano
Candia C.se

Odhecaton
Leonardo da Vinci musicista

Come molti altri pittori e scultori del Rinascimento, Leonardo da Vinci fu un eccellente musicista, noto ai suoi contemporanei per il suo eccezionale talento d’interprete. Cantava versi improvvisati e si accompagnava con la lyra da braccio, uno strumento presente in Italia fra 1450 e 1550. La pratica del canto monodico accompagnato con la lira da braccio era una moda che attraversava ambiti sociali molto diversi, dalle popolari piazze alle corti principesche.

Il programma di questo concerto propone di far scoprire il mondo musicale di Leonardo, mostrando sia la pratica musicale da lui stesso esercitata sia quella dei contesti frequentati da Leonardo a Firenze, quando lavorava nella bottega del Verrocchio e per Lorenzo il Magnifico, a Milano, nell’ambito dell’Accademia Leonardi Vinci e della corte di Ludovico il Moro, e poi negli anni di viaggio fra Mantova, Venezia, Firenze, Roma e, infine, ad Amboise, in Francia.

Il programma prevede aeri per cantare le stanze, brani per liuto e altri strumenti di Giovanni Ambrogio Dalza e Francesco Spinacino, composizioni polifoniche (mottetti e frottole) di Gaspar van Weerbeke, Josquin Desprez, Bartolomeo Tromboncino, Michele Pesenti, Franchino Gaffurio e Jean Mouton.

GIO
11.07

ORE 21.15
Chiesa di Santa Marta
Romano Canavese

La Pifarescha
Musiche rinascimentali d’amore e di battaglia

Nel Rinascimento la guerra e la pace sono fasi che scandiscono in ciclica alternanza il passare del tempo. Le campagne militari sono frequentissime e la guerra rappresenta una fase pressoché inevitabile, è un mestiere comune, un fatto molto più familiare e consueto di quanto possa esserlo per la nostra odierna sensibilità. La guerra si inserisce con (tragica) naturalezza nella vita dell’uomo, contrapponendosi in maniera dirompente alla pace e a tutto ciò che le appartiene. E la musica, fedele colonna sonora dell’umana esistenza, evoca, rappresenta, descrive, celebra gli eventi legati alla guerra e allo stesso tempo i momenti di pace e di festa, sia “a palazzo” che tra il popolo.

Il programma proposto si muove in maniera identica, con un’alternanza continua tra brani rappresentativi delle due situazioni, e si ispira all’ampio repertorio tematico degli omaggiati compositori di corte, o appartenente alla viva tradizione popolare.

Ecco dunque titoli guerreschi, celebrativi o legati alle feste di corte o popolari. Citazioni musicali di temi militari e di temi legati alla vita cortigiana o di piazza. Il fragrore e i ritmi della battaglia. La festa, ricca di frenesia e spensieratezza.

L’amore, tema celebratissimo nel Rinascimento, da sempre in (dis)equilibrio tra guerra e pace. Per amore si fa guerra. Per amore si fa pace. L’amore sospirato, negato, ricevuto, perduto, celebrato, sconfitto. L’amor vittorioso. Ma ecco anche Scaramella, tipico personaggio della tradizione italiana, descritto in maniera volutamente buffa, a metà tra il soldato e il giullare, molto più abile come giullare che come soldato. Ecco “D’un bel matin d’amore”, la storia di un innamorato buffo, forse tradito, che canta ubriaco.

La musica non trascura il gioco quando parla di amore. Non esita a metter in evidenza, oltre ai consueti tratti del tema amoroso, anche il carattere grottesco che il gioco d’amore può determinare. E a volte gioca anche con la guerra, quasi a voler esorcizzare la terribile e inevitabile esperienza di morte. La raffinatezza, l’espressività, la possenza, l’evocazione, il gioco, l’incisività e la gaia vitalità dell’esaltante universo rinascimentale, sono i tratti che caratterizzano questo piccolo spaccato lontano da noi nel tempo e nei costumi, assolutamente e volutamente inesaustivo, ma estremamente attuale nella sua perenne lacerazione tra guerra e pace, nell’umano dissidio tra amore e guerra.

SAB
27.07

ORE 21.15
Chiesa di Santa Marta
Romano Canavese

Il concerto dei docenti, nuovamente riproposto quest’anno parallelamente ai consueti concerti in collaborazione con gli studenti, avrà come filo conduttore autori e composizioni che hanno reso servizio ad una delle più importanti istituzioni musicali del XVIII secolo, ovvero l’Orchestra di Dresda. Attorno a questa orchestra hanno ruotato alcuni tra i più importanti e prolifici musicisti del Settecento, tra cui Antonio Lotti (1667 – 1740), Johann David Heinichen (1683 – 1729), Jan Dismas Zelenka (1679 – 1745), Johanna Adolf Hasse (1699 – 1783), Johann Joachim Quantz (1697 – 1773), Johann Georg Pisendel (1688 – 1755), Francesco Maria Veracini (1690 – 1768), Antonio Vivaldi (1678 – 1741), per citarne solo alcuni.

L’orchestra, come descritta da Quantz nella sua autobiografia, era un crocevia di musicisti provenienti da molteplici nazioni e di grandissimo valore; sempre secondo Quantz l’orchestra tendeva ad elaborare uno stile misto tra quello Francese e quello Italiano, quest’ultimo sotto la guida di Pisendel che aveva trascorso un periodo di studio in Italia tra il 1716 e il 1717 a seguito del Principe Augusto II. In quella occasione entrò in contatto con Vivaldi, autore che dedicò alcune composizioni, intitolate “concerti per molti instrumenti” proprio alla famosa orchestra tedesca. In generale tutte le composizioni dedicate all’Orchestra di Dresda si caratterizzano per un largo uso di strumenti a fiato, dove prendono posto oltre agli oboi (gli strumenti a fiato più utilizzati nel raddoppio con gli archi), anche coppie di flauti traversieri, coppie di flauti dolci assieme al flauto basso, coppie di corni naturali, e coppie di fagotti, con una capacità da parte dei compositori (specialmente Heinichen e Vivaldi) di lavorare su una tavolozza di colori e timbri molto ricca e variegata.

Accanto alle composizioni strumentali, che vedranno coinvolta un vasto organico, ampio spazio verrà dedicato a composizioni vocali coeve non solo del Prete Rosso ma anche del grande Georg Friedrich Haendel, che proprio in una visita a Dresda nel 1719 ingaggiò alcuni musicisti per la Royal Academy of Music.

MAR
30.07

ORE 21.15
Chiesa di Santa Marta
Romano Canavese

Sonate e Concerti
Meraviglie del Barocco tra stile italiano e francese
Ensemble degli studenti del Corso Internazionale di Musica Antica con la collaborazione dei docenti del Corso

Musiche di Haendel, Telemann, Vivaldi, Marais e Couperin

Docenti:

Carsten Eckert, Lorenzo Cavasanti, Manuel Staropoli, flauto dolce e traversiere –  Paolo Faldi, Arianna Zambon oboe barocco – Rubens Küffer, flagioletto – Silvia Colli, violino barocco – Antonio Fantinuoli, violoncello barocco – Luca Taccardi, Viola da gamba – Ugo Nastrucci liuto, tiorba e chitarra barocca – Federico Bagnasco, violone – Claudia Ferrero, Continuo e clavicembalo – Teresa Nesci, Canto

GIO
01.08

ORE 20.15
Chiesa S. Marta
Romano Canavese

Concerto Finale
dei Corsi Internazionali di Musica Antica
dal Consort Rinascimentale all’Orchestra Barocca

Come ormai da tradizione, i concerti programmati durante i corsi di musica antica vogliono dare l’occasione agli studenti frequentanti il corso di confrontarsi con un ampio repertorio che spazia dalla musica d’assieme del Rinascimento al repertorio solistico ed orchestrale del tardo Barocco, prendendo in considerazione i maggiori e più rappresentativi compositori di questi periodi musicali. Tra la seconda metà del XVI e i primi cinquant’anni del XVII secolo, l’Europa conobbe una profonda trasformazione che ebbe forti riflessi non solo sugli equilibri politici ma anche sul panorama musicale, che cominciò ad assumere un carattere sempre più internazionale.

Nella fase di passaggio tra il Rinascimento e il Barocco alcuni generi – come il madrigale – si avviarono verso il tramonto, altri – come il melodramma – si avviarono lungo una strada gloriosa che continua anche ai giorni nostri, e altri ancora – come la sonata e il concerto – iniziarono ad assumere una forma sempre più definita. Nello stesso periodo si verificò la transizione dai consort rinascimentali verso gli ensemble barocchi e la più vasta formazione di archi, che avrebbe dato vita all’orchestra moderna. I due concerti dei corsi Internazionali di Musica Antica apriranno per il nostro pubblico una finestra su questo grande repertorio dando la possibilità agli allievi di esibirsi fianco a fianco con tutti i docenti del corso.

Il programma definitivo come ogni anno nascerà dall’assiduo lavoro di studio effettuato quotidianamente durante il periodo di studio a Romano Canavese.

VEN
06.09

ORE 20.30
Chiesa S. Raffaele Arcangelo
S. Raffaele

Seicento
I Solisti dell’Accademia

Il XVII secolo fu un periodo decisivo per lo sviluppo del repertorio strumentale italiano, che iniziò ad avere una fisionomia precisa tramite l’introduzione del basso continuo e grazie alle sei raccolte di sonate, triosonate e concerti grossi di Arcangelo Corelli, che ne codificarono la struttura, esportandola in tutta Europa.

Il programma di questo concerto è imperniato su un percorso circolare, che parte dagli autori attivi nei primi decenni del secolo, per spingersi fino ad Antonio Caldara e fare ritorno all’inizio del secolo per sottolineare la forte spinta innovativa che pervase quest’epoca, che comunque rimase fedele alle sue radici, mantenendo ben salda la propria identità stilistica. Per mettere ulteriormente in luce l’impronta stilistica, si è deciso di concentrare l’attenzione sulla tradizione veneziana, che proprio in quegli anni stava vivendo il suo massimo splendore.

La fama di Francesco Turini è legata ai suoi tre libri di madrigali per voci e due parti di violini pubblicati tra il 1621 e il 1629, che secondo molti studiosi sarebbero le prime opere vocali in stile concertato della storia della musica. Il Primo libro comprende anche alcune triosonate per due violini e basso continuo, eseguite abitualmente anche con altri strumenti melodici, come i flauti dolci. Contemporaneo di Turini, Dario Castello fu una delle figure di spicco dell’establishment musicale veneziano della prima metà del XVIII secolo e le sue due raccolte di Sonate concertante in stil moderno godettero di vasta fama in quanto diedero un contributo determinante alla transizione dal genere della canzona alla più innovativa sonata.

Con Giovanni Paolo Cima ci spostiamo a Milano; egli ottenne l’ambito posto di organista e maestro di cappella di Santa Maria presso San Celso, per la quale scrisse parecchie opere sacre dallo stile ancora fortemente legato alla tradizione. Al contrario, molto più aperte al futuro sono le sue sei Sonate per due o quattro strumenti con basso continuo.

Sebbene oggi sia conosciuto solo dagli appassionati di rarità barocche, il veneziano Antonio Caldara fu uno dei massimi protagonisti della sua epoca, sullo stesso piano di Vivaldi e Scarlatti. Nel 1717 Caldara si trasferì a Vienna, dove compose una lunga serie di oratori e di opere serie su libretto di Metastasio. Nelle sue pregevoli opere strumentali Caldara seppe elaborare una geniale sintesi tra la tradizione veneziana di Monteverdi, l’intensa vena melodica di Scarlatti e della Scuola Napoletana, la solida tecnica strumentale dei compositori bolognesi e l’altissimo magistero di Corelli, dando vita a una scrittura raffinata ed estremamente gradevole.

DOM
22.09

ORE 21.15
Teatro S. Carlo
Casalborgone

Ars Baroca
I quartetti di Telemann

Nella sua autobiografia, Georg Philipp Telemann scrisse che era «incapace di tollerare qualsiasi genere di ozio», una frase che spiega l’incredibile iperattivismo che nel corso della sua lunga vita gli permise di comporre un numero di opere che non trova confronto in tutta la storia della musica. Molto si è scritto sulla straordinaria prolificità del compositore di Magdeburgo, mentre non sempre si è messo in adeguato risalto l’altissima qualità della sua scrittura musicale, che rimane sempre costante senza privilegiare un genere su altri. In particolare, il fatto che ad Amburgo fosse pagato soprattutto per scrivere opere sacre e celebrative, non gli impedì di dedicarsi con profitto all’ambito cameristico, che gli consentì di valicare i pur dorati confini della potente città anseatica, per affermarsi anche nelle principali capitali europee, prima tra tutte Parigi. Per assicurare la massima diffusione possibile a queste opere, Telemann trovò il tempo di imparare le tecniche di stampa musicale, che gli garantirono una consistente fonte di reddito.

Grazie a questa inedita attività imprenditoriale, Telemann diede alle stampe ben 33 opere, tra cui le quali spicca la Tafel Musik, una raccolta di raffinate opere strumentali che vendette all’esorbitante prezzo di otto talleri oltre 200 copie a clienti come Händel e Quantz. Questo successo commerciale non trattenne l’accorto compositore dal diversificare il proprio business, rivolgendosi ad altri editori come il parigino Le Clerc, che pubblicò le due raccolte di Quartetti Parigini, eleganti opere per flauto traversiere, violino, viola da gamba (o violoncello) e basso continuo, che mandarono il delirio il pubblico della capitale con il loro raffinato stile francese.

Oltre ai lavori editi, Telemann compose anche molte opere singole, che dimostrano non solo il suo magistero stilistico, ma anche la capacità di sfruttare tutte le risorse tecniche ed espressive degli strumenti a sua disposizione, in particolare i flauti dolce e traversiere e l’oboe.

DOM
06.10

ORE 21.15
Chiesa di San Raffaele Arcangelo
San Raffaele Cimena

Buon compleanno Accademia!
Accademia del Ricercare

Nella triste epoca spending review che stiamo vivendo, il fatto che un’associazione musicale abbia raggiunto i 30 anni di attività appare quasi prodigioso. L’Accademia del Ricercare – diretta fin dalla sua fondazione da Pietro Busca – celebra con orgoglio questo prestigioso traguardo con un concerto che ne rievoca le tappe salienti con l’orchestra rinascimentale, la prima formazione con cui si è affacciata sul panorama musicale.

Il programma abbraccia quasi tutta la storia discografica dell’ensemble, partendo dal Ballo furlano di Giorgio Mainerio contenuto nella Rovattina, primo disco edito dalla Stradivarius nel 1990, che diede un contributo determinante a fare conoscere l’Accademia anche fuori dall’Italia. Alla generazione successiva di quella di Mainerio appartiene William Brade, compositore tedesco trasferitosi in Germania che compare in Mascharada, titolo uscito nel 1992, che tratteggia un vivido affresco del repertorio strumentale del XVI secolo con una silloge di opere vivaci e timbricamente molto ricche. Dieci anni dopo l’Accademia esordì sulla rivista di musica antica Orfeo con lo splendido Danze a stampa del Rinascimento europeo, contribuendo a gettare luce sui tuttora quasi sconosciuti Pierre Attaingnant e Claude Gervaise, due degli autori più emblematici di quel periodo, nonché tra i primi editori musicali della storia. Nel 2004 l’ensemble realizzò un nuovo disco per CD Classics, che abbinava una serie di danze di Michael Praetorius – tra i protagonisti più famosi della prima metà del XVI secolo – alla suite di Erasmus Widmann, uno degli innumerevoli dimenticati della storia della musica.

Nel 2016 questo disco è stato ristampato dalla prestigiosa etichetta tedesca CPO, che in seguito ha pubblicato anche un disco monografico incentrato su Carlo Farina. Nel suo insieme, questo concerto costituisce quindi un modo molto invitante per(ri)scoprire il vasto repertorio dell’Accademia del Ricercare, che comprende anche buona parte delle epoche medievale e barocca. Per questo, non possiamo che formulare i nostri più fervidi auguri di buon compleanno all’Accademia, in attesa di nuove ed entusiasmanti novità.

Come sempre, ad Antiqua è integrato il Corso Internazionale di Musica Antica, un appuntamento irrinunciabile per i giovani musicisti che intendono specializzarsi nel repertorio preromantico, che quest’anno può vantarsi di presentare alcuni tra i docenti più apprezzati a livello europeo. Il Corso sta assumendo una dimensione sempre più internazionale, grazie alla presenza di un numero crescente di ragazzi e ragazze provenienti da altri paesi e di docenti del calibro di Dorothee Oberlinger e Walter van Hauwe. Oltre alle lezioni individuali gli allievi potranno prendere parte a numerosi momenti di musica d’insieme, che il pubblico potrà apprezzare nei concerti dei docenti e degli allievi. Parallelamente al Corso Internazionale di Musica Antica si terrà il Summer Camp, l’appuntamento riservato ai ragazzi e alle ragazze più giovani che  vogliono avvicinarsi al repertorio preromantico con copie di strumenti originali e nel rispetto della prassi esecutiva sei-settecentesca. Si tratta di un progetto estremamente innovativo, che consente ai musicisti in erba di conoscere un nuovo approccio esecutivo.